Onorevoli Colleghi! - Il cinema e la televisione sono due mezzi profondamente diversi per modi e strutture di produzione, per specificità di linguaggi, per diversificazione di pubblico. Eppure le interconnessioni sono tali da richiedere se non una riforma di sistema quantomeno una legge che regoli i rapporti tra i due mezzi.
Sappiamo che il cinema italiano sta vivendo un momento di grandissime difficoltà. Difficoltà dovute principalmente ad una legge di riforma varata dal precedente Governo, che restringe le possibilità produttive e creative, difficoltà legate alla scarsità dei fondi che vengono destinati alla cultura in generale e, in particolare, al cinema.
È in relazione a quest'ultimo aspetto che va sottolineata l'urgenza - oltre l'importanza generale - della presente proposta di legge. In essa, infatti, vengono anche individuate nuove fonti di finanziamento per la nostra cinematografia.
Tuttavia il suo scopo generale è di contribuire a elevare consistentemente la qualità dei contenuti, contrastando il rischio crescente di appiattimento e di banalizzazione della programmazione proposta insieme alla conseguente, tendenziale passivizzazione dell'utenza. In questo senso, con questa proposta di legge, si vogliono valorizzare in maniera particolare i produttori indipendenti che, si ritiene, rappresentano una maggiore possibilità di pluralismo culturale e sostenere la circolazione dei film italiani ed europei. Insieme, si lavora a liberare la programmazione dalle interruzioni e interpolazioni attualmente in uso.
Con la presente proposta di legge si stabilisce che una quota degli introiti netti derivanti dalla pubblicità delle televisioni
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generaliste e a pagamento e una quota del fatturato delle televisioni autorizzate alla diffusione via satellite sia riservata alla produzione e all'acquisto di opere italiane ed europee. Tale quota non può essere inferiore al 10 per cento. Si propone inoltre che il servizio pubblico radiotelevisivo destini un ulteriore 20 per cento delle entrate derivanti dal canone all'acquisto e alla produzione di opere italiane ed europee e che le emittenti televisive nazionali, indipendentemente dalla codifica delle trasmissioni, e le emittenti autorizzate alla diffusione via satellite riservino più della metà del tempo mensile di trasmissione alle opere europee. Inoltre, le stesse emittenti riserveranno il 70 per cento della programmazione cinematografica a opere (film e documentari) europee, di cui almeno il 50 per cento italiane.
Per quanto riguarda la pubblicità, con la presente proposta di legge si prevede che sia preservata l'integrità dell'opera consentendo le interruzioni pubblicitarie solo negli intervalli naturali, quando previsti. Le trasmissioni di funzioni religiose, di programmi per bambini, di programmi ad alto valore sociale, culturale ed etico non possono essere interrotte dalla pubblicità.
Al fine di favorire la diffusione della cultura cinematografica si prevedono apposite trasmissioni non solo informative della produzione cinematografica nazionale, ma che siano anche in grado di promuovere le nostre opere e di sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti del nostro cinema.
Si prevedono inoltre precise e importanti sanzioni per le emittenti televisive nazionali che violino le norme contenute nella legge.
Infine, sono abrogate le disposizioni del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005, in contrasto con le disposizioni della presente proposta di legge.
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